Recensione “Esercizi di potere” di Enrico Musso

Il protagonista è Gabriele Corso, un professore universitario che si è messo in aspettativa per fare il senatore. Gabriele è uno specialista di geopolitica ed era una presenza fissa nei salotti televisivi, ma ha accettato di candidarsi per poter servire milioni di cittadini invece che solo qualche centinaia di studenti. Questa bella idea si dissolve quando viene chiamato a fare il relatore a una legge sull’energia attorno alla quale gravitano troppi interessi, dalle grandi imprese alla mafia. Nel giro di poco tempo la vita del senatore si legherà con quelle di diversi altri personaggi, principalmente due donne: Sonia, una nota mistress della capitale, e Dar’ya, un’economista russa dell’OCSE esperta di arti marziali che Corso conosce da moltissimo tempo. Saranno queste due donne sorprendenti ad accorrere in soccorso di Gabriele quando lui si renderà conto, in netto ritardo, che la sua incolumità è in pericolo. Entreranno comunque in scena anche diversi altri personaggi su cui a turno si sposterà l’attenzione: tra questi, il giornalista Riccardo Menzione che incrocerà presto la strada di Gabriele e Stefano Frangi, un poliziotto di Genova.

L’autore ha alle spalle anni di esperienza parlamentare e usa l’espediente di un thriller per parlare del marcio della politica. L’idea è senza dubbio originale e ben costruita, ma il continuo cambio di focus da un personaggio all’altro fa perdere al lettore il filo del discorso e fa perdere intensità alla caratterizzazione dei personaggi, che diversamente sarebbe stata un punto di forza del romanzo nonostante lo stacco un po’ troppo netto tra i personaggi femminili, donne forti e coraggiose anche quando si tratta di personaggi secondari, e quelli maschili spesso poco svegli. Nel complesso il romanzo non è male, ma nemmeno esaltante. Segnalo comunque alcuni aspetti positivi: alcuni passi sono davvero notevoli e la tensione rimane alta fino alle ultimissime pagine, per arrivare a un finale sorprendente.

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